venerdì 4 marzo 2011

Contrappunto in re minore per quartetto d'archi e telecamere

Mi torna in mente una riflessione fatta tra me e me durante i progetti di teatro carcere ai quali ho partecipato, ovvero quanto l'eccessivo controllo di alcune persone su altre disabitui quest'ultime ad auto regolarsi.
Certo le forme di controllo sono molte ...anche in questo periodo mediatico.
E posto un video fatto con il collettivo Lavacamora di cui facevo parte

mercoledì 2 marzo 2011

Veronica: motivi per continuare a r-Esistere

Cara Cinzia,
è stato un piacere partecipare a rEsistere. A volte dalle situazioni più spiacevoli possono nascere opportunità inaspettate. Spero davvero che la bellissima energia di sabato scorso rimanga viva e che i risultati siano presto tangibili. So che la situazione italiana è profondamente diversa, ma sono stata in Argentina dopo la crisi e mai come allora ho sentito la forza e la necessità che il teatro può avere in situazioni limite. Ho visto spettacoli ovunque, nelle case, per le strade. Una ventata di ossigeno, davvero. Un po' come sabato scorso.
a presto

Veronica

Luisa: motivi per continuare a r-Esistere

Cara Cinzia,
ho deciso che continuo la mia "carriera" letteraria inviandoti un elenco di motivi per i quali ti ringrazio di avermi coinvolta nella manifestazione di sabato:

- grazie per l'impegno che contraddistingue il lavoro tuo e dei tuoi compagni, soprattutto in ambito carcerario (ambito così poco a cuore a buona parte dell'umanità)
- grazie per avermi fatto sentire parte di una "famiglia" che condivide principi, valori, speranze che nulla hanno a che vedere con profitto ed interesse solo personale
- grazie perchè nel corso della cena di sabato sera (dove peraltro ho trovato a sorpresa una persona che era presente alla manifestazione) abbiamo finalmente parlato d'"altro". In genere infatti ci roviniamo le serate discutendo animatamente di chi ci governa, dei mali di questo nostro paese, del futuro incerto per i nostri figli, mentre sabato sono riuscita - almeno per un po' - a distogliere l'attenzione da tali argomenti focalizzando l'attenzione sulla manifestazione e sugli argomenti trattati nel corso della stessa
- grazie perchè mi hai fatto vincere almeno una delle tante paure da cui sono affetta (parlare in pubblico)
- grazie perchè mi sono divertita, emozionata, a tratti commossa, mai annoiata
- grazie e basta!

Con amicizia
Luisa

martedì 1 marzo 2011

Andrea Segre per rEsistere



Questo testo di Andrea Segre accompagnava un estratto da suo documentario
"Come un uomo sulla terra" a proposito delle carceri in Libia

"La tendenza negli ultimi anni a inasprire il lato securitario delle politiche pubbliche è drammatica.
Nasce dalla forte resa elettorale delle paure e delle risposte dure e intransigenti alle paure.
Ma produce la fine dello stato di diritto.
Il sovraffollamento delle carceri, la riduzione drastica dei fondi per interventi sociali e culturali, la costruzioni di luoghi di detenzione ad hoc come i CIE e gli accordi con paesi dittatoriali per attuare politcihe di respingimento si inseriscono nello stesso tragico filone.
L'Italia permette che le carceri italiane diventino nella gran parte luoghi di alimentazione della devianza o di esasperazione dell'emarginazione, esattamente come permette che migliaia di esseri umani vengano deportati e violentati per mano di un regime dittatoriale (di cui solo oggi, per altro, scopriamo le barbarie). Lo fa perchè dire che il "pericoloso" viene richiuso, schiacciato o respinto, produce consenso.
Il problema vero è che produce anche declino disumano di una civiltà.
Cosa è più importante?"

Forte Fortissimo è stato un Incontro

Sapete quando le parole si ingarbugliano perché sono conseguenza di emozioni altrettanto scomposte? Scomposte come per dire, che so, sottosopra perché forte, fortissimo è stato un incontro.
Ed è un incontro che vorrei ricordare, perché è ancora aperto…
Un paio di anni fa ho seguito un laboratorio di teatro carcere presso il Tam, era condotto da Cinzia Pennacchi e Andrea Zanellato.
In questo periodo storico, che appar sottosopra, come le emozioni, tutto tende a mescolarsi.
Non mi sembra che sia passato tanto tempo, forse è stato ieri ma potrebbe essere che stia avvenendo anche adesso mentre scrivo… io ricordo quei corridoi che non finivano mai, interrotti solo da pesanti cancelli e porte e ringhiere scorrevoli che bisognava percorrere per giungere da loro e agenti che controllavano i taccuini di appunti e i copioni e le caramelle accuratamente nascoste sotto la lingua.
Il testo lo sapevo a memoria, la storia dell’anatra stavo cercando di digerirla, le mani cercavo di non muoverle se non fosse necessario e…loro, come dire, erano “dentro” in attesa, lunga attesa.
L’incontro con i carcerati dei “Due palazzi” ha mescolato le carte, non so se avete presente “l’Appeso”, è una carta dei tarocchi in cui un uomo è appeso, è a testa in giù.
Questo è stato il mio incontro con Farid, Rashid, Giovanni e compagnia.
Uno stare sottosopra, un perdere il controllo e non tanto per il rendersi conto di essere, attorialmente, infinitamente meno emotivo di loro, ma per costatare quanto loro mi stessero ricordando quello che ogni tanto ci si dimentica: che nessuno – nessuno! – è sempre e solo una parte di se stesso che domina su tutte le altre, ma che ogni persona ha 100 – Uno, nessuno, centomila – parti di se, nel bene e nel male.
Non sono sempre e solo un bevitore di birra o un ingegnere aereospaziale o un raccolgitore di pomodori, ma contemporaneamente sono anche altro.
Grazie.
Questo è stato l’incontro con chi sta “dentro”: l’avermi ricordato quanto il pregiudizio possa distruggere le infinite e bellissime parti di una persona, e quanto invece ci sia di illimitato nell’anima di ognuno, anche di chi, giuridicamente, ha commesso un errore.
Del laboratorio tengo tanto, ma più di tutto la lezione di umanità ricevuta da Farid.